Impressioni sull’Iniziazione Rosicruciana

A022

EDN JCM PSSR + AD ROSAM PER CRUCEM, AD CRUCEM PER ROSAM, INRIS GEMMATUS RESURGAM NON NOBIS, NON NOBIS DOMINE, SED NOMINIS TUI GLORIAE SOLAE +

Chi afferma di essere un Rosa+Croce, molto probabilmente non lo è e chi afferma di non esserlo è probabile che lo sia

– Umberto Eco

La sapienza Rosicruciana, infatti, si può apprendere solo da parte degli animi ad essa ben disposti, dediti al sincero impegno e servizio, mediante la retta azione, e con la Volontà di apprenderla mediante lo studio del Rito e dei Simboli ad esso connessi e contenuti. Alla mia Iniziazione non ero solo, ma in compagnia di altri aspiranti. Fummo condotti in una camera, immersa nella penombra, in una atmosfera silenziosa e atta alla meditazione; l’aria che si respirava sapeva di incenso.

In questa attesa, non potei fare a meno di notare la sacralità del luogo; le pareti, di fronte a me, presentavano dei quadri appesi, riportanti figure simboliche: il Sigillum Salomonis, il Pentalfa, la Tetraktis sacra ai pitagorici. Non ostante non fosse la mia prima iniziazione, capii subito di essere di fronte a qualcosa per me di inedito e pregno di nuovi e più complessi significati, soprattutto di importante valenza alchemica. Fummo invitati ad indossare una clamide nera, simbolo della ​nigredo, dell’Opera alchemica ancora nella prima fase del suo compiersi, mediante il lavoro su di sé, consistente non nella trasformazione dei metalli vili in oro, ma nella propria trasmutazione animica.

In particolare, nella Tetraktis, i numeri 1,2,3,4 conducono al 10, numero della perfezione del creato, tale per cui i pitagorici invocavano:”Benedici, o divino numero che generi gli dei e gli uomini, o sacro Tetraktis, che contieni la radice e la fonte della creazione che eternamente si rinnova”. Inoltre, quale altra particolarità, essi numeri, disposti geometricamente formano un triangolo equilatero e sono anche disposti secondo le precise proporzioni degli armonici naturali: ottava 2 a 1, quinta 3 a 2, quarta 4 a 3. Questa non è solo la musica delle sfere ma è anche la musica del cosmo, musica di potentissima forza creatrice. La musica del Creato prende forma e svela il segreto dei segreti. Da questa “Matrice” posso estrarre, come da un ventre gravido, i simboli geometrici della tradizione pitagorica.

I simboli sacri si occultano gli uni negli altri ed ecco nel Crismon orientato sul piano bidimensionale l’esagono e la stella a 6 punte, il Sigillo di Salomone, perfetto equilibrio tra i principi opposti e complementari maschile e femminile o, come pure si interpreta, l’uomo che tende verso l’alto e la grazia che scende. Inoltre, quale simbolo dell’ordine cosmico, occulta anche l’equilibrio dei 4 elementi: terra, aria, acqua, fuoco. Elementi costitutivi e costruttivi del Cosmo e delle sue forze.

Il triangolo esprime lo spirito agente, il Divino in azione, esprime l’archetipo per eccellenza, quella forma prima che è la firma del Creatore. Il triangolo equilatero- i cui lati misurano 60° – compone la maggior parte dei solidi platonici, esso è alla base del creato e ne costituisce i “mattoni”. Il triangolo equilatero simboleggia la divinità, l’armonia, la proporzione. Nel libro cabalistico dello Zohar il triangolo equilatero viene definito come composto dalla fronte e dagli occhi di Dio: “In cielo gli occhi di Dio e la sua fronte costituiscono un triangolo, il cui rifesso forma un triangolo delle acque” (quello con il vertice in basso) e insieme compongono la losanga – dagli angoli di 60° e 120° – che diffusissima, orna i pavimenti di molte chiese. Contrapposti i due triangoli, simboli del fuoco e dell’acqua, formano un’acqua di fuoco, l’acqua mercuriale degli alchimisti, acqua di vita e luce nel contempo. Il numero 111 attribuibile al triangolo equilatero in cui ogni lato ha valore 1, è sacro agli Egizi, in quanto esprimeva l’armonia connessa al coincidere dell’anno solare lunare, ma anche per gli Ebrei e gli Arabi essendo 111 la valenza numerica delle lettere che compongono il loro alfabeto. Per noi cristiani rappresenta la Trinità, le 3 persone in 1. I simboli triangolari esprimono la dinamica della vita, ma uno in particolare era sacro per gli Egizi e per Pitagora, che dai sacerdoti egiziani fu iniziato ai misteri della creazione, ed era il triangolo isiaco o pitagorico, che presenta il lati in rapporto 3-4-5.

Altro simbolo sacro da me notato durante la mia meditazione è stato il pentalfa, la stella a 5 punte, il sacro Pentacolo dei pitagorici, eletto a segno di riconoscimento per gli iniziati della scuola di Crotone. Stella a 5 punte e pentagono custodiscono il segreto del numero aureo, quello che è legato al concetto di armonia e bellezza. Infatti nel pentagono regolare il lato dello stesso e la diagonale sono in rapporto φ pari a 1,1618. Se non bastasse, tutti i segmenti che scaturiscono dalla intersezione delle diagonali corrispondono alle proporzioni del corpo umano. Nel corpo umano ci sono le leggi del creato, macro e micro cosmo affini, quelle che Leonardo ha evidenziato nel suo uomo vitruviano in posizione pentagonale, inscritto in un cerchio e in un quadrato, figlio del cielo e della terra, come in alto così in basso, come recita la antica saggezza ermetica. La stella a 5 punte è stata anche collegata al pianeta Venere che nel suo movimento nei cieli la disegna e anche questo elemento trasmette il senso della meraviglia del creato dove tutto danza alla musica del divino suonatore. Il Pentacolo ha la valenza del numero 5 e unisce ai 4 elementi la quintessenza spirituale, per cui rappresenta l’uomo quale anima e corpo, essere dotato di un corpo materiale con le capacità di intelligenza.

Anche il simbolo della croce ha un significato esoterico assai complesso e denso di significati; tuttavia in questa mia trattazione non ritengo di affrontarlo sotto ogni suo punto. Questo soprattutto perché mi porterebbe inesorabilmente fuori tema. In questa sede mi basterà sottolineare che le due braccia della croce possono essere considerate come quattro semirette che hanno origine dal medesimo punto, ottenendosi così una divisione del piano in quattro parti uguali.

A nessun iniziato può sfuggire il pregnante significato del numero quattro. Tanti erano, secondo i Presocratici, gli elementi che componevano il mondo: terra, aria, acqua e fuoco; altrettante le parti che si riteneva componessero l’uomo: corpo, mente, anima e spirito. A ciascuna di esse corrispondeva, rispettivamente, ognuno dei quattro elementi suddetti. Virtù e Conoscenza sono gli strumenti che permettono all’uomo di conseguire la meta finale. Tali strumenti, a mio avviso, sono simboleggiati dalle due braccia della croce, rispettivamente verticale e orizzontale, o, se preferiamo attingere all’esoterismo islamico, “ampiezza” ed “esaltazione”.

Tuttavia la croce contiene anche un ammonimento: nella ricerca della perfezione, virtù e conoscenza devono stare in equilibrio fra loro, pena la disarmonia della figura e della coscienza umana. Legge cosmica è quella dell’armonia, punto di raccordo fra l’Essere e il Divenire, fra l’Ente immutabile, natura naturans, che l’uomo conosce per intuizione, e la realtà fenomenica, natura naturata, che viene invece percepita attraverso i sensi. E l’armonia visibile rimanda, secondo Epicarmo, ad un’altra Armonia, non manifesta ma non perciò meno reale. Come l’Ankh per gli Egizi era al contempo un simbolo dell’unione dei due principi cosmici sta ad indicare anche l’unione mistica tra il cielo e la terra, ovvero il contatto tra il mondo divino e il mondo umano, nonché l’unione dei due principi intesa come generatrice dell’esistenza. La rosa con la croce ha un significato profondamente mistico, in quanto il simbolo ad essa riconducibile unisce quanto detto più sopra, con lo stato Trascendentale che l’uomo deve raggiungere, quando, avendo purificato il proprio sangue da ogni “egoistico” desiderio, diverrà puro e immacolato come questo fiore e quindi idoneo ad offrirsi volontariamente, quale “dono Sacrificale” sull’altare della Vita, divenendo così, l’Agnello espiatorio da immolare al “Padre”, così come lo fu precedentemente, il Signore nostro Gesù Cristo. Inoltre, secondo me la rosa al centro della croce può essere ricondotta, nell’albero della vita, alla Sefirah invisibile Daat, la conoscenza, l’abisso dell’inconscio umano tutto da scavare.

A questo punto entrò un uomo, vestito di nero, il quale indossava una maschera terrifica e recava nelle mani una spada e uno specchio, rivolto verso l’aspirante. L’immagine riflessa nello specchio era quella di un uomo che aveva condotto, fino a quel momento, una vita di tribolazioni, alla ricerca della luce. Posò lo specchio sul tavolo, e, provando pietà per l’iniziando, trasformò il pugnale in croce, e mi indicò la via per diventare libero. Ogni vanità doveva essere abbandonata e presi subito coscienza che la soglia di ingresso alla nuova via sarebbe stata stretta e la via da percorrere sarebbe stata angusta. Scoprii poi che l’uomo era il Guardiano della Soglia, il custode della porta di accesso ai mondi sovrasensibili, che appare al discepolo per respingerlo indietro nel suo percorso di iniziazione verso la chiaroveggenza. Con le mani legate alla croce nera, simbolo del sacrificio richiesto al neofita, iniziò il viaggio alchemico attraverso i 4 elementi, e alle relative fasi della trasmutazione alchemica, la nigredo, l’albedo, la citrinitas e la rubedo. La rubedo, in particolare, è la fase in cui l’Opera viene a suo definitivo compimento – ammesso che l’aspirante la possa mai raggiungere – e consiste nella definitiva fissazione di tutte le precedenti fasi. Al termine della deambulazione, mi inginocchiai, prestai il Giuramento, e finalmente mi venne data la vera LVX, la luce che dovrà penetrare nella mia mente, nel mio cuore per essere irradiata nelle mie azioni.

Mi fu quindi tolta la cappa nera, sostituita da quella bianca: la nigredo diventa così albedo. Vorrei adesso soffermarmi sulla alchimia dell’acronimo INRI. E’ facile immaginare i motivi che resero “famosa” questa frase nel corso dei secoli, e come queste quattro lettere divennero le iniziali di parole veicolo di ben altri significati. ​Così per gli Alchimisti il significato è Igne Natura Renovatur Integra, ovvero “Con il Fuoco si ritrova il Nitro, l’Azoto”.

Riguardo a questa interpretazione, possiamo quindi affermare che: Igne Natura Renovatur Integra nella sua valenza esoterica, e nello specifico alchemica. La mia personale interpretazione è legata alla posizione predominante del FUOCO in questo acronimo. Il Fuoco divino che purifica, rinnova la natura, mondandola da ciò che divino non è, e ristabilendo eguaglianza sostanziale, fra la fonte e la manifestazione. Un fuoco che prende le mosse dal fisico, che divampa nella mente, e che plasma l’anima, disgregando ogni grumo e macchia. A quanto sopra un altro corrispondente offre una alternativa: Io preferisco: la natura originaria rinasce nel fuoco (come la Fenice). Azoth = A + Alpha e Aleph, e poi Zeta + Omega e Tau. A questo punto il Tempio venne chiuso al grado di Zelator.

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