Lo scopo della Grande Opera dell’Alchimia

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Quod sit Castellum in quo Fratres degunt? Quinam et quales ipsi sint?
Cur, inter alia nomina, appelletur Fratres?
Cur Crucis?
Cur Rosae+Crucis?

L’applicazione materiale dell’alchimia consisteva nel trasmutare i metalli vili, generalmente il piombo e lo stagno in oro , è per questo che gli alchimisti avevano talvolta la reputazione di essere molto materialisti e di praticare la loro scienza allo scopo di arricchirsi.

In realtà , erano per la maggior parte profondamente spiritualisti e si interessavano poco all’aspetto materiale dell’esistenza.

Erano dei veri e propri mistici e si consideravano dei “ filosofi della natura“. Pensavano infatti che l’uomo è di origine divina e che ha il potere di imitare la natura ,che è peraltro capace di trasformare certi minerali in oro al termine di un’evoluzione millenaria . In ultima analisi, è questo potere di imitazione , e non di sostituzione , che costituiva il fondamento dell’alchimia materiale.

A prescindere della trasmutazione dei metalli vili in oro, si è altresì preteso che gli alchimisti fossero alla ricerca dell’immortalità e che si adoperassero per trovare “l’Elisir di lunga vita”. Secondo alcuni testi, questo Elisir, chiamato anche “Oro potabile”, consisteva in un liquido untuoso che aveva il potere di rigenerare le cellule del corpo e di impedire loro di invecchiare. Certo, è possibile che alcuni adepti dell’Arte Regale abbiano effettuato questo genere di ricerca, ma la maggioranza di essi erano Iniziati e sapevano perfettamente che l’uomo non può vivere indefinitamente sulla Terra. In realtà aspiravano non a divenire immortali in quanto esseri umani, ma a raggiungere lo stato di perfezione che avrebbe messo fine alle loro successive reincarnazioni e avrebbe consentito alla loro anima di vivere in eterno alla presenza di Dio.

In quanto “ filosofi della natura“, gli alchimisti avevano delle convinzioni mistiche comuni, possedevano una loro Ontologia, avendo idee precise su Dio, l’universo, la natura e l’uomo.

Dio

Gli alchimisti erano profondamente panteisti. In altri termini, consideravano Dio come un’Energia Universale che pervade l’intera Creazione e tutto ciò che essa contiene. Secondo loro, questa Energia era presente sia nel più piccolo granello di sabbia che nella stella più voluminosa. Erano inoltre convinti che la natura, che designavano spesso con l’espressione “Natura naturans”, fosse sulla Terra l’espressione più pura della Divinità, attraverso il suo studio minuzioso, speravano di comprendere le leggi divine e di apprendere i misteri del Creatore.

Universo

Per gli alchimisti, l’universo era naturalmente l’opera di Dio e niente affatto il frutto del caso o del concorso delle circostanze. Avevano inoltre un’idea relativamente precisa della sua configurazione generale: in altre parole, sapevano che era costituito da una moltitudine di stelle e di pianeti, sapere ereditato dai filosofi greci.

Il loro studio, tuttavia, verteva sui pianeti del nostro sistema solare e sul Sole, che consideravano la sorgente della Vita e il centro a partire dal quale emana la Quintessenza, così come si manifesta sulla Terra.

Natura

Gli alchimisti consideravano la natura un “mesencosmo”, un mondo intermedio tra l’universo (macrocosmo) e l’uomo (microcosmo). Pensavano inoltre che essa fosse una combinazione di quattro principi, nel caso specifico la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco. Questi quattro principi erano a loro volta all’origine dei solidi, dei liquidi e dei gas, così come si trovano allo stato naturale. Non c’è, dunque, da meravigliarsi che la natura sia chiamata in certe opere ermetiche sia la “Madre alchimista“ sia il “Grande laboratorio”.

Uomo

Gli alchimisti erano convinti del fatto che l’uomo fosse di natura divina e che si evolvesse verso lo stato di perfezione.

Ciò che importava loro maggiormente nell’ambito della loro ricerca era il fatto che l’essere umano fosse un’espressione perfetta della dualità : infatti è corpo ed anima , sostanza ed essenza, terra e cielo. Inoltre, è uomo e donna: in alchimia, il genere maschile corrisponde ad un principio attivo e si ricollega al Sole, mentre il genere femminile corrisponde ad un principio passivo e si ricollega alla Luna. Per gli alchimisti, Dio, l’universo, la natura e l’uomo erano indissociabili e formavano un’unità perfetta, simboleggiata generalmente con l’Uroboros, il mitico serpente che si morde la coda. Tale simbolo, tuttavia, rappresentava per loro anche l’evoluzione che ha luogo in tutta la Creazione e il cui fondamento è la legge del divenire, predicata dai filosofi dell’antica Grecia, in modo particolare da Eraclito. In virtù di tale legge:

Niente si perde, niente si crea, tutto si trasforma.

Ora lo scopo dell’alchimia non era tanto di creare, quanto piuttosto di trasformare una forma di materia grossolana in una forma di materia sublimata. A tal proposito, così scrive in uno dei suoi saggi Sinesio:

l’Adepto di alchimia non crea, perché solo Dio dispone di tale potere; non può far altro che purificare la materia e trasmutarla attraverso operazioni successive nella sua espressione più sublime.

Se l’Uroboros era un simbolo particolarmente significativo per gli alchimisti, ne esisteva un altro a cui essi attribuivano grande importanza: l’Uovo Cosmico, che designavano nei loro scritti con il termine “Ovum Anguinum”. Da un punto di vista simbolico, ritenevano infatti che tutta la Creazione fosse il risultato dello schiudersi di un Uovo in cui essa esisteva allo stato latente, vale a dire allo stato di germe . In termini allegorici, tale schiusa avrebbe avuto luogo all’inizio dei tempi, sotto l’impulso del Calore Divino liberato dalla messa in moto del Verbo. Occorre osservare che tale allegoria si ritrova in modo un po’ differente in tutte le tradizioni mistiche, ad esempio così riportano le Upanishad, testi fondamentali dell’Induismo e del Buddismo:

All’inizio, c’era solo il Non–Essere. Questo generò l’Essere, che crebbe e si trasformò in Uovo. Quest’Uovo riposò per un anno intero nell’Immensità Divina, poi si spaccò in due parti. Una era d’oro; l’altra d’argento. La parte d’oro dette vita al cielo; la parte d’argento dette vita alla terra. Ciò che era liquido nell’Uovo dette l’acqua dei fiumi, dei mari e degli oceani. Ciò che era solido dette la sabbia , le pietre e le montagne. Il vuoto che si trovava sotto il guscio dette l’aria, la nebbia e le nubi.

Nella sua applicazione materiale, l’alchimia faceva intervenire vari agenti, a ciascuno dei quali spettava un posto nelle operazioni alchemiche.

I 3 Principi

Innanzitutto, gli alchimisti un’importanza particolare a tre principi fondamentali: lo Zolfo, il Mercurio ed il Sale. Ne parliamo come “principi”, in quanto non li utilizzavano unicamente come elementi chimici. Li assimilavano anche ad un’azione precisa sul piano alchemico; ad esempio lo Zolfo rappresentava per loro un principio attivo che aveva la particolarità di fissare le sostanze utilizzate durante le operazioni . Gli attribuivano inoltre un carattere maschile , una natura calda ed un origine solare . Al contrario, consideravano il Mercurio un principio passivo e volatile, di carattere femminile, di natura fredda e di origine lunare. Quanto al Sale, chiamato anche “Arsenico”, gli alchimisti vi vedevano un principio unificatore tra lo Zolfo e il Mercurio.

In linea di massima, gli alchimisti ritenevano che tutti i minerali e tutti i metalli esistenti allo stato naturale fossero formati da una combinazione di Zolfo, Mercurio e Sale, cosa confermata in seguito dagli scienziati. In virtù di questo, erano convinti che si potessero ottenere artificialmente, combinando i tre principi secondo proporzioni precise e seguendo un procedimento complesso di cui custodivano il segreto. A tale proposito, l’alchimia materiale non si limitava a trasmutare dei metalli vili in oro, come generalmente si crede. Consisteva altresì nel fabbricare delle leghe particolari, sia a fini utilitaristici e domestici, sia come materiali di base per effettuare altre trasmutazioni alchemiche.

I 4 Elementi

Evidentemente gli alchimisti utilizzavano i quattro elementi nelle loro operazioni: Terra, Aria, Acqua, Fuoco, attribuendo ad essi un simbolismo particolare. Così, la Terra simboleggiava per loro lo stato solido; l’Acqua lo stato liquido; l’Aria lo stato gassoso; il Fuoco lo stato igneo. Associavano inoltre ciascun elemento alla combinazione di due condizioni primordiali:

  1. La Terra alla combinazione del Secco e del Freddo;
  2. L’Acqua a quella del Freddo e dell’Umido;
  3. L’Aria a quella dell’Umido e del Caldo;
  4. Il Fuoco a quella del Caldo e del Secco.
  5. A questi quattro elementi di base, gli alchimisti ne aggiungevano un quinto: la Quintessenza, che rappresentava per loro l’essenza degli altri quattro. Nella sua espressione terrestre, corrispondeva allo stato etereo, sul piano spirituale, designava il Fuoco Divino.

Gli alchimisti vedevano nei quattro elementi le varie tappe del ciclo involutivo ed evolutivo della materia: così, la dissoluzione di un solido dà un liquido ; la vaporizzazione di un liquido dà un gas, la rarefazione di un gas dà un’essenza. Nel senso opposto, la condensazione di un’essenza dà un gas; la liquefazione di un gas dà un liquido; la solidificazione di un liquido dà un solido. Nella sua applicazione più elevata l’alchimia materiale consisteva nell’ottenere

Un’essenza a partire da un solido per mezzo della sublimazione, procedimento complesso che mirava a ridurre il solido all’energia che gli dava la sua apparenza e la sua consistenza iniziale: in termine rosicruciano, tale procedimento aveva lo scopo di smaterializzare una sostanza e di trasformarla in puro Spirito.

I 7 Metalli

Gli alchimisti distinguevano sette metalli , di cui due perfetti, l’oro e l’argento, e cinque imperfetti, il rame, il ferro, lo stagno, il piombo e il mercurio. Secondo loro, i sette metalli indicavano le varie fasi dell’Opera minerale, così come si compie nella natura:

  1. Ritenevano infatti che il ferro si trasformasse in rame con il passare dei millenni;
  2. Il rame in piombo;
  3. Il piombo in stagno;
  4. Lo stagno in mercurio;
  5. Il mercurio in argento;
  6. L’argento in oro.

Oggigiorno, molti chimici confermano l’esistenza di tale trasmutazione naturale, perciò non possiamo che ammirare la conoscenza di tali leggi da parte dei mistici del passato, conoscenza confermata dagli scienziati attuali: confermando così che esiste una Conoscenza che trae origine da un Sapere tradizionale che affonda le sue radici nella Tradizione Primordiale.

Partendo dal principio che “ Tutto ciò che è in alto è come ciò che è in basso , e viceversa”, gli alchimisti facevano corrispondere ciascuno dei sette metalli ad un astro del nostro sistema solare:

  1. Il rame a Venere;
  2. Il ferro a Marte;
  3. Lo stagno a Giove;
  4. Il piombo a Saturno;
  5. L’argentovivo o mercurio a Mercurio;
  6. L’argento alla Luna;
  7. L’oro al Sole.

Secondo loro, tale corrispondenza non era affatto arbitraria, perché erano convinti che gli astri suddetti esercitassero un’influenza reale su ciascuno dei metalli in questione, se non addirittura che presiedessero alla loro formazione sulla Terra. A questo proposito, si può leggere la seguente affermazione nelle opere di Proclo , filosofo ed alchimista greco vissuto nel V secolo:

Allo stato naturale, l’oro, l’argento e ciascuno dei metalli, al pari delle altre sostanze , sono generati nella terra sotto l’influenza delle divinità celesti e dei loro effluvi. Il Sole produce l’oro, la Luna l’argento, Marte il ferro, Mercurio l’argento vivo, Giove lo stagno , Venere il rame e Saturno il piombo.

13 Sostanze Usuali

Oltre ai tre principi, ai quattro elementi ed ai sette metalli, gli alchimisti utilizzavano altre tredici sostanze di base nelle loro operazioni :

  1. Allume: sostanza composta da potassio ed idrato di alluminio, che gli alchimisti usavano come fissatore.
  2. Antimonio: sostanza intermedia tra i metalli e i metalloidi, di colore argentato, la sua particolarità era quella di aumentare la durezza del metallo a cui veniva associato.
  3. Asenico: sostanza fragile di colore grigio , che si trova in natura sotto forma di zolfo , sostanza molto tossica.
  4. Litargirio: chiamata anche “pietra d’argento“ , questa sostanza è un ossido naturale di piombo, di color giallo rossastro quando viene fusa.
  5. Orpimento: di color oro, questa sostanza è un solfuro naturale d’arsenico.
  6. Realgar: come l’orpimento, questa sostanza è un solfuro naturale d’arsenico , di color rosso.
  7. Salnitro: chiamato comunemente “ sale di pietra “ , questa sostanza è un nitrato di potassio o di sodio , gli alchimisti la utilizzavano sotto forma di polvere.
  8. Sale comune: questa sostanza è cloruro di sodio , di colore
    bianco, friabile e solubile nell’acqua.
  9. Sale Ammoniaco: sostanza composta da cloruro di ammonio , simile ad un metallo alcalino.
  10. Tartaro: sostanza grigiastra , formata essenzialmente da fosfati e carbonati.
  11. Vetro: sostanza traslucida, trasparente, formata da silicati alcalini che gli alchimisti si fabbricavano da soli.
  12. Verderame: sostanza verdastra , formata da carbonato idrato , allo stato naturale , si trova sul rame e su alcune delle sue leghe.
  13. Vetriolo: gli alchimisti lo utilizzavano sotto due forme, in quanto solfato (di zinco, di rame, di ferro) e in quanto acido solforico.

È evidente che gli alchimisti erano anche chimici di grande esperienza tanto che si concorda nel dire che la chimica trae origine dall’alchimia. Esistono tuttavia notevoli differenze tra queste due scienze pratiche , in primo luogo gli alchimisti erano animati da una ricerca spirituale, mentre la maggior parte dei chimici erano, e sono tuttora materialisti. In secondo luogo, lo scopo principale dell’alchimia era purificare la materia e trasmutarla in forme sempre più elevate , fino ad ottenere dell’oro. La chimica, dal canto suo, non si basa sulla trasmutazione dei corpi materiali , ma sulla loro decomposizione o la loro combinazione, al fine di isolare degli elementi particolari o di produrre delle nuove sostanze composte, inoltre gli alchimisti utilizzavano solo metodi naturali, mentre i chimici spesso ricorrono a procedimenti artificiali.

Soli Deo Laus et Potentia !

Amen in Mercurio, qui pedibus licens carens decurrit Aqua, et metallice universitaliter operatur.

Un Frater della SIR+C

 

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