La Cabala, le Sephiroth e l’Albero della Vita

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La Cabala è il nome con cui indichiamo la Tradizione ed il sapere esoterico di Israele.

Insieme alla Torah (la S. Scrittura) ed al Talmud, un enorme commentario alla Bibbia composto da 63 trattati, costituisce uno dei pilastri fondativi della sapienza del popolo ebraico. La profondità del suo messaggio e la sintesi mirabile operata all’interno della sua dottrina, mediando tradizioni apparentemente diverse come quella Egizia e quella Greca, ne fa un bene universale, a beneficio di tutti gli uomini. Il termine Cabala (Qabbalah) significa letteralmente “ciò che è stato ricevuto” e quindi Traditio, trasmissione sapienziale. Il vero sapere esoterico infatti non è una geniale quanto arbitraria creazione dell’uomo ma è appunto un lascito di origine divina, una trasmissione da bocca ad orecchio, attraverso i secoli, di una rivelazione originaria.

Molti sapienti antichi riportano l’origine di questa Sapienza allo stesso Adamo (altri riferiscono l’inizio della Tradizione a Mosè.), quale viatico misericordioso accordatogli dal Padre Celeste affinché un giorno potesse ritornare a Dio, nel Giardino delle origini. Gli insegnamenti cabalistici, assai riservati e destinati solamente agli uomini, si basano su una tradizione che si sviluppa in parti: una strettamente orale ed una scritta. Gli scritti fondamentali sono costituiti dal monumentale Sepher ha Zohar “Il Libro dello Splendore”, dalla Siphra Dzeniouta “Il Libro del mistero nascosto”, il Sepher Yetsirah “Il Libro della Formazione o Creazione”.

In realtà la bibliografia cabalistica è immensa ed in buona parte difficilmente accessibile per quanti non conoscono la lingua ebraica. Citiamo a titolo di esempio il Sepher Raziel “Il Libro dell’Angelo Raziel”, Il Sepher Bahir “Il Libro dell’Illuminazione”, Heikhalot “I Palazzi celesti”.

La Cabalah comunque non è l’insieme dei testi che le appartengono, non è una conoscenza che possa acquisirsi solamente con la lettura e lo studio. È una sapienza profonda, cardiaca, che compenetra l’iniziato fin nella radice celata e luminosa del suo essere. Essa è Tradizione, mistica ed esoterica al contempo, una visione complessiva del mondo, dello Spirito e di Dio. Il suo insegnamento è cosmico, universale, olistico. Un vero e proprio metodo interpretativo di tutto quanto si offra alla attività conoscitiva dell’uomo, una chiave la cui validità si articola su diversi piani. Esisterebbero infatti almeno quattro piani, analogicamente simili l’uno all’altro ma articolati secondo una gradazione che ci porta dalla materia più spessa fino alla natura sottile ed eterea dello Spirito. Avremo quindi la distinzione tra questi livelli metafisici del creato (il termine ebraico collettivo utilizzato per indicarli è Olamot, letteralmente “Universi”).

  1. Atziluth (il termine “Etzel” significa letteralmente “presso”), il Piano dell’Emanazione, è quello più prossimo a Dio. In esso affondano le radici dell’Albero della Vita e gli è associata la lettera “iod”, la prima del Nome Divino Ineffabile. In esso, tutto è unione con Dio.
  2. Briah, il Piano della Creazione, il luogo metafisico degli Archetipi. Da qui trae la sua origine la Prote Hyle (questo termine viene recepito dalla filosofia cabalistica col nome di “Hyulì”) dei Greci, la Materia Prima che funge da sostrato a tutte le cose, la Quintessenza. Su questo piano avviene la separazione delle creature dal Creatore. Corrisponde alla lettera Hè del Nome supremo.
  3. Yetzirah, il Piano della Formazione, sembra riconnettersi con la radice ebraica “tzar”, “stretto”. Rappresenta infatti un restringimento attraverso il quale vengono ad incanalarsi gli incommensurabili flussi di energia divina che le giungono dai due piani precedenti. E’ il contenitore della creazione, lo specchio che riesce a ricevere, nonostante la sua più ridotta estensione7, l’immagine divina rimandata dai piani superni. In esso si manifesta la polarità ed è il luogo delle energie e delle forze sottili. Corrisponde alla lettera “vav” che appare nel corpo del Santo Nome.
  4. Assiàh, il Piano dell’Azione, è dove si manifestano la necessità, il movimento, il mutamento. In esso l’Energia divina giunge più fievolmente e, a causa della caduta e della rottura che essa ha determinato fra i piani superni e questo, che è il nostro. Qui ogni conseguimento è frutto di uno sforzo, di una lotta, sia essa energetica o grevemente fisica. Questo Universo, seppur essenzialmente buono così come tutta la creazione, ha dato ricetto a spiriti negativi che vi sono precipitati. Il Male tradizionalmente non ha una sua consistenza metafisica, esso è “negazione o privazione del bene”. Non si tratta quindi di Spiriti negativi in radice, in quanto anche essi furono creati dall’Amore divino. Fecero però un cattivo uso di quella Libertà che fu lasciata loro in dote da Dio. Sono quindi volontariamente prevaricatori e pervertitori dell’Ordine originario. Assiàh trova il suo corrispettivo nella Sephira Malkuth, il Regno, luogo della nostra vita decaduta dal quale può appunto partire il percorso di ritorno al padre Celeste per quanti scelgono liberamente di seguire la Legge con il cuore. I Greci usano il termine “Epistrophè” per indicare il viaggio di ritorno al Principio. La parola “Proòdos” designava invece l’inizio del processo di allontanamento da questa Origine metafisica. Qualcosa che, a causa del suo funzionamento, viene spontaneo accomunare al processo della respirazione: Emissione, trattenimento, inspirazione, trattenimento. Il grande respiro di Brahma dell’antica civiltà vedica. Corrisponde alla lettera finale “Hè” del Nome.

I termini “luogo”, “estensione”, “ampiezza”, “sotto”, “sopra” etc. in questi campi, hanno sempre valenza analogica. Dio e la dimensione spirituale sono al di là di Tempo e Spazio, immuni al divenire ed all’estensione. La nostra mente, a causa della sua limitatezza costitutiva, deve necessariamente ricorrere ad un uso analogico dei termini che le sono noti e che ha tratto dall’esperienza.

Nella Cabala, tutto è ordine ed armonia. Sono sempre l’arbitrio ed il cattivo uso della volontà ad introdurre disordine, disarmonia e dolore. La volontà è peculiarità degli esseri dotati di intelletto, angeli ed uomini. Ad essa si collega la conseguente libertà di scelta e di azione. Il desiderio è figlio della volontà, di qui l’esigenza di selezionare e purificare i desideri. I principi fondamentali secondo i quali si sviluppa il pensiero cabalistico possono sommariamente essere così riassunti:

L’Universo è creazione, emanazione, manifestazione del Principio Primo che è l’Assoluto, l’Infinito, Dio. Questa manifestazione si articola attraverso le Sephiroth – al singolare “Sephirah” – che sono al contempo attributi divini e categorie universali e supreme alle quali tutto può essere ricondotto per analogia o concreta partecipazione. Le lettere dell’alfabeto corrispondono a numeri. Accadeva anche per i Greci ed i Romani. Prima dell’arrivo delle cifre indiane in epoca medioevale, anche le lettere greche e latine corrispondevano a numeri, elemento che rendeva complicatissimi i calcoli ordinari.

I numeri (e quindi le lettere) sono infusi da Dio in tutto l’Universo, determinandone coerenza e leggibilità. La cosa valeva anche per i Greci ed i Romani che, anteriormente all’introduzione medioevale delle cifre portate dall’India, utilizzavano appunto le lettere dell’alfabeto per indicare i numeri. La cosa rendeva complicati ed assai laboriosi i calcoli più concreti. La “Parola” assume di conseguenza un valore fondamentale. Essa è il modo col quale Dio crea, è il Verbo che è Dio stesso che impronta della sua perfezione l’Armonia originaria del tutto.

Questa concezione cosmologica era già presente presso gli Egizi. Per essi era Ptah a creare il mondo con la parola ed il “soffio”. Anche tra i pitagorici riscontriamo la grande importanza attribuita ai suoni ed alla voce. Persino le sfere celesti, secondo le quali Dio avrebbe ordinato il mondo, emettono ognuna il proprio suono specifico, contribuendo così a comporre quell’Armonia delle sfere che richiama i sapienti all’Uno.

La scienza moderna ha a lungo condiviso questo asserto, frutto del riscontro offerto dalla sua indagine empirica. Solo di recente ha cominciato a scorgere disordine e discontinuità nel creato, un probabile riverbero della confusione interiore che infesta l’umanità disperata e ribelle dei nostri tempi. Alcune affermazioni della attuale Fisica Quantistica, probabile retaggio del contesto empiristico che è proprio della scienza di matrice anglosassone, paiono avvalorare questa visione di una Natura priva di Leggi, dove l’unica certezza è il Caso. Un mondo senza origine, senza fine, senza Dio. Emblematicamente, alcune delle caratteristiche che gli antichi attribuivano a Dio (eternità, infinità, indistruttibilità…) vengono precipitate verso il basso, divenendo paradossalmente attributi della materia.

Questo principio fondamentale può quindi essere legittimamente applicato alla lettura della S. Scrittura. Questa, in quanto rivelata da Dio ai Profeti, è appunto “Parola di Dio”. Partendo da questa sua affidabilità assoluta, è normale che sia dotata di una profondità interpretativa illimitata, così come illimitato ne è il suo vero Autore. Di qui lo sviluppo di complessi metodi alfa – numerici volti a penetrarne i significati più reconditi, articolati su piani diversi e destinati alla ricerca dei più saggi tra gli uomini. Le parole infatti, in quanto corrispondono a anche a sequenza numeriche, possono dare luogo a somme e calcoli diversi che generano altri numeri o altre sequenza alfabetiche dotate di senso. Un senso analogico che riconnette sottilmente parole e concetti apparentemente diversi e distanti. Nacquero così i metodi noti come “Notariqon” (l’ottenere acronimi significativi dalla considerazione di iniziali e finali all’interno delle frasi) la “Ghematria” (trasformazione delle lettere che compongono una parola in somme numeriche. Queste somme potranno poi essere assimilate a d altri valori analoghi, ottenuti dalla somma di parole o frasi diverse), l’”Atbash” ovvero la sostituzione di una lettera con la sua corrispondente secondo tabelle diverse e accuratamente codificate (ad esempio, la prima dell’alfabeto con l’ultima) la “Temurah” o leggi generali di commutazione delle lettere, in modo da generare parole diverse e sensate capaci di rivelarci sensi altrimenti insospettabili che siano presenti nei testi analizzati. Esistono in realtà decine e decine di metodi diversi di calcolo ghematrico, detti “Mispar”.

Ogni lettera è portatrice di una forza luminosa di natura divina che comunica sottilmente con la nostra più profonda coscienza attraverso forma, nome, numero, richiamo simbolico. Le lettere unitamente alle sfere da 1 a 10 formano il numero mistico “33” corrispondente alla sommatoria che unisce nell’Albero i XXII sentieri della Saggezza alle 10 Sephiroth. Nella struttura dell’Albero sono presenti anche tre assi verticali, tre Pilastri che solitamente vengono chiamati Misericordia, Rigore ed Equilibrio. Rappresentano una ulteriore articolazione della manifestazione divina. L’alfabeto si genera a partire da tre lettere madri : Alef, Scin e Mem. A loro volta, queste tre troverebbero nella lettera Iod la loro radice metafisica. Iod è la lettera iniziale del Nome Divino, il Principio del Tutto e come tale è elemento costitutivo di ogni concetto che possa rappresentarsi mediante lettere o numeri. Nella Massoneria esoterica è la Iod il vero carattere che si cela dietro alla “G” inscritta nel Pentalfa pitagorico che brilla all’Oriente.

Dio, il Creatore di tutte le cose, visibili ed invisibili, si manifesta nella Creazione attraverso 10 Sephirot, termine che può essere tradotto letteralmente, come “Enumerazioni” o “Ruote”, “Sfere”. Esse sono le varianti secondo le quali eternamente e continuamente si rivela Ain Soph Aur, il Dio ineffabile, Luce Indicibile ed Inconoscibile. Letteralmente sarebbe “Luce Illimitata”.

Sono caratteristiche fondamentali dell’operare divino, sono tutto ciò che possiamo giungere a conoscere di Lui, per gradi ascendenti. La gradualità è però più una esigenza logico-strutturale della nostra mente che una sua caratteristica costitutiva. In Lui tutto è eternamente presente, al di là di Tempo e Spazio, in Lui tutto è eternamente conservato e da sempre. L’insieme delle 10 Sephiroth si dispone armoniosamente secondo una figura simbolica complessa che prende il nome di Albero della Vita.

L’albero che unisce il “Sopra” al “Sotto”. Odino vi sarebbe morto impiccato per poi rinascere, fortificato dalla conoscenza profonda esperita attraverso l’esperienza della morte rituale. Non è casuale che, alla fine di questo paradigmatico percorso iniziatico, con il suo apparato simbolico di morte e resurrezione ad una vita nuova e risvegliata, la rinnovata partecipazione alla Sapienza divina sia simboleggiata dall’ottenimento delle Rune. Le Rune sono le lettere dell’antico alfabeto germanico e, così come nella Tradizione cabalistica, rappresentano la gamma di quella presenza divina che sul nostro piano di esistenza si concreta in lettere e numeri, autentici componenti atomici, costitutivi di ogni realtà. Nel mondo sciamanico è l’anima dell’iniziato a percorrere il tronco ed i rami di questo vero Axis mundi, volgendosi verso l’Alto o il Basso, a seconda dell’esigenza del momento.

La struttura cosmica di questo Albero attraversa i quattro piani dell’Universo rendendosi presente su ognuno di essi secondo le Leggi e le modalità che ne sono proprie. Le Sephiroth divine non sono un semplice modello ideale della presenza divina nel mondo, esse lo compenetrano, ogni realtà partecipa delle energie e della Luce che in essi è adombrata. Struttura portante e fondamentale dell’intero Creato, ne sintetizzano le Leggi fondamentali ed ineludibili. L’Albero rappresenta la sublimazione più elevata di quel simbolo tradizionale che è appunto l’albero. Dalla più profonda preistoria, attraversando le culture sciamaniche fino all’Albero Cosmico Yggdrasil delle antiche leggende norrene, l’Albero raffigura da sempre la possibilità che è propria dell’uomo di ascendere (o discendere) attraverso i piani dell’esistenza. Esso è al contempo emblema visibile della Forza, della Presenza e della Legge di Dio. La S. Scrittura riporta il fatto che, nel Paradiso Terrestre, erano stati posti due alberi: quello della “Conoscenza del Bene e del Male” e quello della “Vita”. L’uomo volle cibarsi proditoriamente dei frutti del primo e così precipitò nel piano del divenire, conoscendo la morte. Se mai ne sarà capace, con la fede e con l’esercizio della sua virtù20, potrà ritornare a Dio e gli sarà dato il permesso di mangiare anche dei frutti dell’Albero della Vita. Grazie a questo, alla fine dei tempi, sarà in tutto e per tutto reso simile a Dio, al Padre.

La Purezza, la Virtù, l’Amore e la Giustizia sono imprescindibili requisiti che l’Iniziato deve fare propri al fine di potersi incamminare sulla strada del ritorno. Le sedicenti scuole che negano questo sono equivoche, sinistre, “nere”. Nulla è possibile contro Dio, se non la nostra rovina. Nulla procede verso l’Alto se penalizza i più deboli, la Vita, la Luce, la Natura, se offende la Giustizia.

I frutti di questo Albero metafisico sono appunto le 10 Sephiroth. Esisterebbe comunque anche una Sephirah nascosta, Daath, l’undicesima. Esse sono al contempo i gradini, i livelli di consapevolezza che l’anima dell’uomo ascende ordinatamente nel corso del suo “ritorno a casa”. Non è casuale che, all’interno degli Ordini Iniziatici Rosacrociani, i cosiddetti gradi siano riferibili a questa graduale ascesa attraverso le Sephiroth, con specifici ed espressi riferimenti ad ognuna di esse. L’ordine discendente è quello che muove da Dio agli uomini. Esso è infinità Bontà, Saggezza ed Amore. L’ordine ascendente porta invece dal mondo degli uomini a Dio ed è caratterizzato dall’opera costante di purificazione oltre all’assunzione profonda e priva di riserve mentali degli stessi ideali divini di Bontà, Intelligenza e Amore, Non esistono alternative, scorciatoie o espedienti lungo questo cammino. Volendole analizzare sommariamente dalla prima e più elevata fino all’ultima, in ordine discendente, esse sono:

  1. Kether, la Corona. Simboleggia l’Infinità superna e creatrice nei confronti delle altre Sfere. E’ così elevata e trascendente da risultare praticamente al di fuori delle nostre potenzialità esperienziali. Non trova corrispettivi nel Microcosmo, nel corpo umano. Daath, Conoscenza che unifica. E’ la misteriosa sephira invisibile che congiunge Binà e Chokhmà, Intelligenza e Saggezza.
  2. Chokhmà, la Saggezza o meglio, la Sapienza. E’ un aspetto paterno della Divinità. Per quanto pressoché irraggiungibile da parte dell’intelletto umano, esso ispira i giusti aiutandoli nell’ascesa
  3. Binà, l’Intelligenza divina che partecipa alla omonima facoltà umana le sue virtù. Essa è detta anche Madre in quanto aiuta benignamente gli uomini di desiderio nel loro compito di ritorno alle origini e nella sopportazione filosofica delle ingiustizie mondane. In questo possiamo riscontrare una analogia con la personificazione della Filosofia di Boezio e con la Sophia di certe correnti gnostiche.
  4. Chesed, l’Amore, la Grazia, la Misericordia. Supremo stato conseguibile dall’iniziato, lo rende simile a Dio. Ciò che si osserva con amore risulta luminoso e profondo. L’amore unisce gli opposti, rende la conoscenza assoluta e penetrante, ci consente di sentire Dio nel Creato e nelle creature. I Fedeli d’Amore affermavano che il grande potere d’Amore è quello di riuscire a fare di due, uno.
  5. Ghevurà, la Forza, la Potenza, la Giustizia. In essa risiede l’aspetto tremendo di Dio, legato alle sue funzioni di Giudice supremo. Essa è il limite invalicabile per l’hybrys degli esseri, qualora dovessero cedere alle tentazioni ed ai fantasmi generati da una volontà debole. E’ al contempo il premio per quanti coltivano la Giustizia a costo della propria vita. E’ purificazione della Volontà attraverso la disciplina.
  6. Tiferet, la Bellezza. Ci parla continuamente attraverso la meraviglia della Natura e del Cielo. Ci sublima ispirandoci le opere artistiche che conservano il potere di donare ad altri, gratuitamente ed anche a distanza di secoli, quell’indistinta emozione che per un istante trascina verso l’Alto. Bellezza oggettiva, fondata sulla Verità e la Bontà. La sua centralità e la sua posizione a metà tra ciò che è in alto e ciò che è in basso consente di collegarla, nella Cabala cristiana, con la manifestazione di Cristo.
  7. Netzach, la Vittoria, l’Eternità. La vittoria premia la fides, la spes e la virtus. Quando esse riescono ad essere incrollabili, rendono invincibili e consentono l’accesso al piano di quei beni superiori e trascendenti che non conoscono la fase del tramonto. Le vittorie militari o scientifiche26 sono al confronto beni effimeri e caduchi. Non parliamo nemmeno di quel successo economico che pare, nel mondo presente, aver sostituito ogni valore. In questo specifico caso non siamo al cospetto di una parodia dei valori superni ma di un loro vero sovvertimento e profanazione. La razionalità dell’utile e del benessere sostituiti perfidamente al Vero ed al Bene, sono il grimaldello che ha lentamente scardinato una visione spirituale della vita e del mondo, su tutti i piani, dalla filosofia al vivere quotidiano degli uomini. La prevaricazione si è spinta al punto di ravvisare nella fortuna economica un segno della divina benevolenza. Seguendo quest’ottica, guai quindi ai poveri e a coloro che non hanno avuto una gran fortuna nel corso della loro esistenza. Fintanto che l’umanità non riuscirà ad affrancarsi da questa fallace aberrazione logica, rimarrà votata alla desolazione ideale e morale, ad una esistenza macchiata dal dolore e dalla ingiustizia, ad una fine terribile.
  8. Hod, lo Splendore. E’ l’iniziale percezione della Luce che riverbera fino ai piani più bassi e spessi. Nella lingua ebraica, questo nome si riconnette con la parola “Hed”, l’eco. La percezione di quell’ordine che è sotteso alle cose, capace di darci forza e renderci perseveranti nella ricerca. La splendida sensazione di percepire la fratellanza e la comunanza di intenti con altri sinceri, seppur rari, cercatori. E’ un dono divino che periodicamente riporta la luce tra le tenebre.
  9. Yesod, il Fondamento. Il fondamento metafisico della sfera di Malkhut. Le radici dell’albero sono infatti in cielo e la nostra prospettiva ordinaria è invertita. E’ il collettore che convoglia al piano materiale ogni luce ed ogni dono che possa provenire dalle sfere più alte.
  10. Malkhut, il Regno. E’ il nostro piano abituale, dove nasciamo, viviamo e ci estinguiamo. In alcune tradizioni, come la Golden Dawn, è rappresentato come quadripartito a causa della presenza costitutiva dei quattro elementi. In esso è però sempre presente una scintilla di Keter, della Corona. Partiamo sempre dal nero più nero del nero. Sarà l’uso dell’alchemico VITRIOL – Visita interiora Terrae, rectificando invenies occultum lapidem – a consentirci di iniziare l’ascesa e la liberazione. Cristo ed Osiride sono discesi agli Inferi prima di affrancarsi e liberarci dalla morte. Da qui parte ogni nostra aspirazione a trascendere il nostro stato, da qui parte il nostro viaggio. Su questo piano si manifestano il mutamento, il decadimento e la morte. In questo luogo, a causa della durezza delle condizioni, si tempra la fibra dell’iniziato, si purifica il suo desiderio.

La Cabala, con la sua arcana ricchezza dottrinale, attirò a sé anche i dotti di religione cristiana i quali, grazie anche alla conversione al cristianesimo di diversi dottori ebrei, ebbero modo di accedere ai suoi misteri. Venne così a formarsi una Tradizione integrata ed arricchita da più lignaggi esoterici alla quale appartennero personaggi quali G.B. Pico della Mirandola, Guillaume Postel, Johannes Reuchlin, Christoph Oetinger, Athanasius Kircher. La “Cabala Christiana” rappresenta una delle più profonde radici dell’esoterismo dei Rosa+Croce che nel tempo ha improntato di sé Ordini ermetici quali la Golden Dawn, la Fellowship of the Rosy Cross di A.E. Waite, l’Ordine Kabbalistico della Rosa Croce fondato nel 1888 dal Marchese Stanislas de Guaita. L’Ordine era retto da un Supremo Consiglio composto da 12 membri tra i quali troviamo Josephin Peladan e Gèrard Encausse, Papus.

Un Frater della SIR+C

 

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